“Passi avanti li abbiamo fatti negli anni, ora anche in Italia c’è l’industria del venture capital e come tale, come in tutti i mercati anche da noi ci sono i cicli ma ciò che conta è continuare a sviluppare in ottica internazionale”, dice a Startupbusiness Andrea Di Camillo fondatore e managing partner del venture capital P101 ponendo enfasi su come il settore degli investimenti in capitale di rischio è oggi una realtà anche nel nostro Paese e come è ora importante crescere in modo esponenziale e con visione aperta al mondo.
Lo scenario contingente varia, ci sono i momenti con bassa inflazione e bassi tassi di interesse e momenti ove sia inflazione sia tassi si rialzano, ci sono momenti in cui gli LP tendono a investire di più e momenti in cui il flusso di capitale verso i VC si raffredda un po’, ci sono i momenti in cui il deal flow è più dinamico e promettente e momenti in cui è più difficile trovare le startup interessanti: “I VC sono in grado di adattare le loro strategie, fare virate, sterzate, aggiustare il tiro, ma l’approccio strategico non cambia perché si basa su consapevolezza, professionalità, perché conosciamo il nostro mestiere e lo facciamo sempre al meglio, i fenomeni inflattivi o le accelerazioni improvvise sono dovuti anche al fatto che arrivano sul mercato investitori non strutturati che poi tendono a ritirarsi quando gli scenari sono in fase meno promettente, i VC sono soggetti che fanno questo tipo di investimenti per mestiere e quindi sono strutturati e capaci e ciò fa la differenza. Un tempo dovevamo fare cultura del venture capital, oggi tale cultura è patrimonio dei professionisti del settore, noi siamo in grado di adattarci ai cambiamenti del mercato in modo intelligente, le metriche negli anni relative agli investimenti non sono molto diverse nei periodi di tassi a zero o quando vi sono condizioni diverse, ciò che accade è che vi sono ogni tanto operatori che si interessano al capitale i rischio quasi fosse una moda e così creano stock di investimenti senza le basi inducendo gli imprenditori a credere che quella sia la normalità ma non è così, per noi e per i professionisti come noi è come avere uno sguardo dall’alto che ci permette di di mantenere la calma e la giusta professionalità anche al modificarsi delle circostanze di contesto”.
I VC sanno quali settori vanno meglio, guardano al valore delle imprese che si propongono e soprattutto hanno conferma della bontà del loro lavoro quando si trovano nella fase di raccolta di nuovi fondi: “di solito i periodi di vita di un fondo sono molto lunghi ed è normale che in un periodo di una decina d’anni lo scenario cambi ma noi teniamo sempre presente tutto il periodo quando pianifichiamo la nostra strategia di investimento, sopratutto se si stratta di investimenti in tecnologie come il deeptech che richiedono tempi piuttosto lunghi per maturare e produrre risultati sul mercato“.
La bontà di questo approccio è dimostrata dai numeri, P101 nasce nel 2013 e il suo primo fondo, Programma 101, raccolse 67 milioni di euro, il secondo, Programma 102, è del 2018 e ha raccolto oltre 100 milioni di euro, il terzo fondo, Programma 103, è del 2022 e ha raccolto inizialmente 150 milioni di euro cresciuti poi a 200 con il completamento della raccolta l’anno successivo (parallelamente P101 ha anche gestito due fondi con Azimut da 40 milioni di euro ciascuno, il primo è del 2020, il secondo del 2023). “Naturalmente oggi guardiamo e investiamo in cose diverse rispetto al 2013 ma le basi strutturali non sono cambiate e il fatto che la nostra capacità di raccolta sia cresciuta esponenzialmente fondo dopo fondo dimostra come la credibilità si sia consolidata nei confronti degli investitori dei nostri fondi. Questo accade perché in questi anni tutti noi che operiamo in questo settore abbiamo lavorato per raccontare bene lo scenario e le opportunità che questa tipologia di investimento ha e questa attività paga perché oggi l’asset class inizia a essere sempre più considerata e anche in parte pianificata”.
In questo contesto un ruolo lo giocano anche le istituzioni che in Italia e in Europa hanno avviato programmi a sostegno del venture capital e delle startup e ciò serve a dimostrare in modo chiaro che sostenere l’innovazione è fondamentale ed è una cosa da farsi sapendo naturalmente che si tratta di operazioni che hanno caratteristiche specifiche a partire dai lunghi cicli operativi. “Ora è il momento di proseguire su questa strada e continuare a crescere, ovviamente più capitali sono disponibili meglio è, così come più pazienza gli investitori hanno meglio è, il riconoscimento istituzionale è importante ma lo è anche la cultura, servirebbero per esempio corsi di laurea in venture capital perché stiamo parlando di un’industria che richiede professionalità specifiche. Ora ci serve aumentare la massa, il volume, ci serve un mercato maggiormente dinamico dove sia anche possibile fare le exit in modo sempre più agile, se per esempio ho un fondo che deve investire 250 milioni di euro, e devo restituirne 500 e faccio partecipazioni in aziende del 10, 15% devo fare exit per un valore di almeno tre miliardi e questi numeri non si fanno in mercati piccoli, dobbiamo essere globali, dobbiamo distribuire bene gli investimenti anche su più geografie. Vado in USA spesso e con regolarità per mantenere sempre aperte tutte le possibilità e cogliere le opportunità, l’Europa è fondamentale e deve crescere in modo omogeneo e coordinato, dobbiamo essere più agili e veloci anche a livello burocratico e dobbiamo continuare a lavorare per curare l’aspetto culturale, ricordare che la ricerca delle università e dei centri di ricerca deve diventare innovazione e quindi aziende e un’azienda vale non perché esiste ma perché genera valore, genera reddito”.
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La cultura del venture capital P101 la fa anche attraverso la realizzazione e pubblicazione del report State of Italian VC che analizza l’andamento dello scenario del VC nel nostro Paese e nel contesto internazionale. L’edizione 2025 che guarda ai numeri del 2024, rileva che negli ultimi 5 anni nel nostro Paese sono stati investiti circa sette miliardi di euro in startup, cifra che pone l’Italia al decimo posto in Europa anche se, guardando il valore di questi investimenti in termini pro capite siamo molto più indietro. Startup e PMI innovative in Italia hanno generato, sempre nel 2024, un fatturato complessivo di oltre 8,6 miliardi di euro dando lavoro a 60mila persone e il sistema VC nazionale ha duplicato in dieci anni la sua capacità di raccogliere fondi anche se il valore è ancora una frazione, circa il 4%, del totale europeo. Questi i dati principali rilevati dal report che mette anche in luce come siano cresciuti nel 2024 gli investimenti verso le startup deeptech ma anche come resta difficile portare a termine exit, mentre viene registrato il dato positivo della crescita continua degli investitori internazionali che partecipano a deal su startup italiane.
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